Tamponato mentre circolava a velocità troppo bassa: concorso di colpa

Autore Segreteria / Data: 25-02-2013 /

Un motociclista che procedeva a velocità troppo bassa in autostrada era stato tamponato e ucciso da un automobilista che tentava di sorpassarlo. Per la Corte di Cassazione, la ridottissima velocità del motociclista è stata una delle cause del sinistro. Quindi, il conducente della moto ha avuto il concorso di colpa.

ANDATURA RIDOTTA - Proverbi come "chi va piano va sano e va lontano", ma anche regole d'autoscuola come "chi tampona ha sempre torto" non sono regole auree valide in tutte le circostanze. Lo dimostra una sentenza della Cassazione, la n° 22135 del 1° giugno 2011, almeno in parte inconsueta. Mentre percorreva un tratto dell'Autostrada del Sole, in quel momento occupata da lavori di riparazione, un autocarro Renault sorpassava uno scooter Scarabeo che procedeva a velocità molto ridotta rispetto ai limiti autostradali. Nell'effettuare il sorpasso, la moto veniva tamponata e il suo conducente decedeva per le ferite. Al guidatore dell'autocarro era stata contestata una violazione degli articoli 140 e del 141 del Codice della Strada per non avere mantenuto un'adeguata distanza di sicurezza e per non aver tenuto conto delle asperità del manto autostradale.

ARGOMENTAZIONI DIFENSIVE - La difesa del conducente dell'autocarro si è basata su alcuni dati tecnici rilevati dopo il sinistro: lunghezza della fase di frenata, sbalzo del motociclista e condizioni di restringimento della carreggiata. Con queste argomentazioni, sommate alla bassa velocità del motociclista, i suoi avvocati ritenevano che la colpa fosse da attribuire a quest'ultimo. La Cassazione ha accolto parzialmente le loro tesi e ha confermato quindi per il loro assistito la pena a soli sei mesi di reclusione e il pagamento delle spese processuali. La conferma della pena deriva sia da una condivisione del giudizio espresso in sede d'appello, ma anche perché le prove fornite in contesti di questo tipo sono appannaggio esclusivo del giudice che le ha esaminate, a meno che non ci siano prove ulteriori che possano fare modificare il giudizio, oppure ancora, nel caso in cui le sentenze di primo grado e secondo grado siano differenti tra loro, cosa che non è avvenuta.

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