Il danno da fermo tecnico è sempre dovuto: la Cassazione conferma

Autore Segreteria / Data: 25-02-2013 /

Scritto da Avv. Antonio Benevento

Torniamo ad occuparci di una voce di danno conseguente agli incidenti stradali che, inspiegabilmente, non viene sempre liquidata, anzi, soffre di atteggiamenti differenti a seconda della zona e della compagnia di assicurazione che deve risarcirla.

Si tratta del c.d. “danno da fermo tecnico”, ovvero il danno che l’automobilista danneggiato patisce per il non poter usufruire del bene di sua proprietà, sopportandone invece costi (bollo e assicurazione) e l’inevitabile deprezzamento che un veicolo ha quando subisce dei danni.

Sgombriamo subito il campo dalle ambiguità presenti in questo ambito: non è vero che il danno da fermo tecnico è dovuto solo per i veicoli aziendali o altrimenti utilizzati per il lavoro, e non è vero nemmeno che bisogna provare il danno, ad esempio con fatture di noleggio di un’auto sostitutiva.

La Corte di Cassazione è stata negli ultimi anni assolutamente univoca: è possibile la liquidazione equitativa del c.d. “fermo tecnico”, anche in assenza di qualsivoglia prova del danno.

Con la sentenza n.6907 del 2012, gli Ermellini confermano l’indirizzo sopra riportato con un passaggio snello e chiaro:

“Con riferimento infatti a tale danno subito dal proprietario dell’autovettura danneggiata a causa della impossibilità di utilizzarla durante il tempo necessario alla sua riparazione, è stato affermato che è possibile la liquidazione equitativa del danno stesso anche in assenza di prova specifica, rilevando a tal fine la sola circostanza che il danneggiato sia stato privato del veicolo per un certo tempo, anche a prescindere dall’uso effettivo a cui esso era destinato. L’autoveicolo è, difatti, anche durante la sosta forzata, una fonte di spesa (tassa di circolazione, premio di assicurazione) comunque sopportata dal proprietario ed è altresì soggetto a un naturale deprezzamento del valore (Cass. 9 novembre 2006, n.23916, Cass. 27 gennaio 2010, n.1688 in motivazione).”

Il ragionamento della Suprema Corte è lineare e inequivocabile. Inoltre parla di un danno, quello dato dal non poter utilizzare il proprio veicolo a causa della necessità di ripararlo, che è noto e comprensibile a tutti.

Non si tratta peraltro di grosse cifre,stante la prassi nei giudizi di concedere solo una cifra forfettaria (30/40 euro) per i giorni necessari a riparare, che non corrispondono mai ai giorni davvero impiegati,ma alle ore di manodopera diviso otto (come se la carrozzeria si dedicasse integralmente ed esclusivamente alla riparazione di una sola autovettura).

Ma allora, perchè spesso i liquidatori delle compagnie non concedono il danno da fermo, a meno che non si intenti un’azione legale? Ufficialmente si tratta di una prassi che poggia su alcune pronunce risalenti che richiedevano la prova del danno da fermo tecnico. Meno ufficialmente, possiamo dire che, adesso che la più autorevole giurisprudenza è consolidata, la mancata concessione del danno da fermo tecnico ha il sapore di una “cresta” sul risarcimento dovuto.

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